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Bill Evans

(Plainfield, 16 agosto 1929 – New York, 15 settembre 1980)

Evans si ispirò largamente al jazz modale di cui fu uno dei fondatori, pur senza mai sistematizzarne gli apporti.
La sua opera di compositore ricorse spesso a vecchi temi standard, cui era assai legato; ma li trattò in modo da alleggerirne il sostegno armonico, spesso vincolante, e aprì la strada a svariate possibilità melodiche.
A Bill Evans spettò il compito di continuare la rivoluzione iniziata da Coltrane e Elvin Jones, che egli compì con le soffici sensazioni che ricordano la musica di Debussy, diventando così il pianista di riferimento per intere generazioni di musicisti tra cui Keith Jarrett, Chick Corea, Herbie Hancock, ma anche giovani talenti come Brad Mehldau, Fred Hersch e Lyle Mays.

Il giovane Bill Evans fu avviato dai genitori allo studio dapprima del violino, quindi del flauto; ma assai precocemente mostrò interesse per il pianoforte, strumento d'elezione del fratello Harry. Vista la facilità con cui era in grado di riprodurre le note suonate dal fratello, anche Bill optò per il pianoforte, trasponendo nel suo stile anche tutte le atmosfere degli strumenti abbandonati.

In tutta la sua vita fece dello studio classico il suo bagaglio musicale, prediligendo autori come Bach, Chopin, Debussy, Ravel, Bud Powell, Lennie Tristano, ed eseguendo spesso concerti con interpretazioni eccellenti e mature. All'inizio degli anni cinquanta il fratello gli fece conoscere il jazz, di cui lo attraeva soprattutto quella che ne è la caratteristica vitale, l'improvvisazione, che permette di rompere i rigidi schemi della musica accademica.

La sua prima incisione risale al 1956: George Russell lo convocò per la registrazione di alcuni pezzi dandogli la possibilità di improvvisare i suoi primi assolo; Bill Evans, con il suo bagaglio classico unito alla familiarizzazione con i boppers ed il cool jazz, diede subito dimostrazione delle sue idee in nascere.
Nel corso degli anni '50 Evans si trovò nel contesto giusto per operare una sorta di rivoluzione nel pianismo jazz introducendo nell'armonia, fino ad allora tonale, astrazioni e modalizzazioni, impressionismi tipici di un pianismo debussyano e raveliano, decontestualizzati dalla loro propria sede e reinseriti in un contesto nuovo.
In tal modo Evans non può considerarsi l'inventore dei moderni voicings jazzistici e accordi, ma se mai il pioniere di questi.

Dopo una breve ma fruttuosa collaborazione con Miles Davis, Bill Evans istituì quella che sarebbe stata giudicata la sua migliore formazione in trio, con Scott LaFaro al contrabbasso e Paul Motian alla batteria, e attraverso la quale cominciò ad inventare il suo jazz con un tocco di rara bellezza ed una preparazione musicale classica straordinaria.
Fra le sue composizioni più celebri Portrait in Jazz (1959), Waltz for Debby (1961) e Sunday at Village Vanguard (1961).

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creato:martedì 4 agosto 2009
modificato:mercoledì 26 agosto 2009