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Philip Corner

(New York, 10 aprile 1933)

Philip Corner ha studiato con Mark Brunswick al City College di New York (1955) e con Olivier Messiaen al Conservatorio di Parigi (1956-57); presso la Columbia University (1959) è stato allievo di Otto Luening e Henry Cowell.
Si è avvicinato alla musica orientale durante la sua permanenza in Corea con l'esercito statunitense nel 1959-60. Tornato a New York è divenuto uno tra i primi esponenti di Fluxus, nonché membro di alcuni importanti gruppi di avanguardia e musica sperimentale come il Judson Dance Theatre e il Tone Roads (di cui è stato il co-fondatore con James Tenney e Malcolm Goldstein).

Dal 1966 al 1972 ha insegnato alla New Lincoln School e alla New School for Social Research di New York e, dal 1972, presso la facoltà della Rutgers University dove ha sviluppato un nuovo sistema di approccio all'insegnamento teorico della musica che abbraccia concetti comuni a culture diverse.
Dal 1972 al 1979 con il Sounds out of Silent Spaces ha suonato regolarmente alla Experimental Intermedia Foundation di New York. Ha collaborato con l'ensemble indonesiano di Gamelan Son of Lion (1976) e con diversi coreografi, tra cui Lucina Childs e Elaine Summers, con gruppi teatrali statunitensi ed europei.

Philip Corner considera gli influssi delle culture asiatiche (e più in generale delle culture non occidentali) un aspetto fondamentale della modernità.
Ancora giovane musicista scoprì che le peculiarità delle musiche di alcuni compositori americani contemporanei (e soprattutto di Cage) relative al timbro, ai microsuoni, e alle caratteristiche dei singoli suoni erano presenti anche nella musica asiatica.
L'interesse per la meditazione orientale lo portò ad esplorare il grado massimo di semplificazione dei materiali musicali; questa esplorazione portò a Elementals (1976) che, così come ad altre opere composte negli anni '70 (la serie OM, le Metal Meditations e Pulse), riflettono questa tendenza.

Un aspetto importante della tecnica compositiva di Corner è l'integrazione delle procedure metodiche e d'improvvisazione applicate a strumenti tradizionali nonché a oggetti naturali. La sua notazione grafica è innovativa: possiede particolari qualità calligrafiche, le sue partiture sono apprezzabili anche a livello visivo.
Sovente usa lo pseudonimo coreano Gwan Pok ("contemplando la cascata") alla maniera orientale, quale sigillo apportato alle sue partiture.
Le implicazioni numeriche della musica indonesiana lo hanno ispirato a creare una serie di opere per Gamelan, in forma aperta, strutturate per essere eseguite con molti tipi di strumenti diversi, e comprendenti in alcuni casi anche elementi teatrali e vocali. Sebbene Gamelan rappresenti per l'autore un libero approccio musicale accessibile a gruppi e a solisti sia orientali che europei, le opere di questa serie possono essere eseguite anche da una vera e propria orchestra di gamelan.

Uno dei primi ad assimilare l'influenza di Cage e uno dei precursori del minimalismo, Corner ha integrato la casualità alle procedure sistematiche, la ripetizione all'improvvisazione, il rumore al silenzio e all'espressione, in un insieme coerente di composizioni che riflettono esemplarmente il suo incontro creativo e continuativo con le tradizioni musicali orientali.

L'etichetta discografica Alga Marghen prodotta da Emanuele Carcano (Milano) ha recentemente dedicato a Philip Corner un'importante retrospettiva di incisioni.

Magazzini Sonori
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fonte:Lugocontemporanea
creato:giovedì 26 maggio 2011
modificato:giovedì 26 maggio 2011